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Utente non pił registrato
#1  Scritto il 12-10-2015 21:10
Modificato da il 12-10-2015 21:11

 

collegandomi al mio commento sul n 1 di Asterix Oro,

dove portai all'attenzione la perdita in traduzione di :

DES PAS...

DE LA LUMIERE!

DE LA VISITE!

 

che è stato tradotto:

dei passi...

una luce...

abbiamo visite...

 

ecco qualcosa che da da pensare...

 

 si è perso la “battuta” e l'impilamento nella nuvoletta di B.A.T.M.A.N. :

come nell’ultima vg dove Robin dice:- Barton’s Abbreviated Talk Mobsters Are Nabbed ! -

(con prima lettera in grassetto e parole impilate)

 


 

divenuta -Batman agguanta terribbile malfattore ammanettandolo nottetempo !-  (tutto in grassetto e alla rinfusa)  e perso -TE !- cioè -The End !

 

Utente non pił registrato ha allegato le immagini:
5565.jpg 5566.jpg
Pierangelo Serafin
#2  Scritto il 12-10-2015 22:22

D'accordo sulla tua disanima ma stai confrontando fumetti di quasi cinquant'anni fa con l'ottica moderna. E' già tanto il redattore abbia dato un senso plausibile all'acronimo; cose peraltro (Gli acronimi) molto diffuse nei fumetti d'oltreoceano dell'epoca e che mettevano in crisi non pochi traduttori. Poi parlavi di "Asterix Oro" 1 ma il commento era relativo alla prima uscita di "Lucky Luke"; ci ho messo un pò a rintacciarlo ma ricordavo benissimo il tuo intervento relativo a quella traduzione ;-) . Posso dirti che, per quelli che sono i miei ricordi di bambino, quell'errore di traduzione dal francese è ben più grave. Era infatti la lingua dei Galli la lingua internazionale almeno fino agli inizi degli anni Sessanta (O quantomeno la più conosciuta ed utilizzata nel nostro Continente) mentre con l'inglese, in Italia, abbiamo cominciato ad impratichirci un pò più tardi. Non è un caso che i nomi dei vari super-eroi fossero stati tutti tradotti nella nostra lingua madre ad eccezione di un pugno di personaggi tra i quali Batman e Robin che comunque, a loro volta agli inizi della loro avventura editoriale italiana, ebbero i loro nomi rinominati nelle maniere più fantasiose (Ala d'acciaio , Il Fantasma e l'Aquilotto ed il più corretto

Il Pipistrello e il Pettirosso). Prendi la cosa come una testimonianza di quei tempi e non necessariamente come una manifestazione di ignoranza o di superficialità ;-) .

Utente non pił registrato
#3  Scritto il 12-10-2015 23:03
Modificato da il 12-10-2015 23:16

non centra l'ignoranza,

semmai la superf... il pressapochismo.

...

nella mia esposizione ho dimenticato di fare una domanda che scaturisce Spontanea Vedendo che MOLTE cose si perdono (e si ripetono):

 

¿Ma i traduttori cosa traducono?

 

mi spiego meglio:

¿quando traducono, traducono dall'albo o da una velina?

¿dalla sceneggiatura... da cosa?

 

a cui si aggiunge "un'altra" domanda:

¿il traduttore aggiunge delle note per il letterista...

e il letterista, ¿lettera-letterava con l'albo, la prof, il file originale, SOTTO gli Occhi, per una maggior fedeltà?

 

infatti nel caso di Batman il traduttore, seppur personalizzando a TUTTI i costi l' "acronimo"

lo aveva mantenuto!!!

è stato poi il letterista che l'ha compromesso non rispettando l'incolonnamento NECESSARIO:

Barton’s

Abbreviated

Talk

Mobsters

Are

Nabbed !

 

ma addirittura scrivendolo Tutto in GRASSETTO

 

...

è ripeto,

è una mancanza verso l'AUTORE e verso il Lettore

quando si ELIMINANO cose che rendono il Fumetto

il FUMETTO

meno "piatto"

 

ma forse oggi,

"abituati" a funettini fatti da ignoranti

per -consumatori-

invece che Lettori

questo non interessa più

Pierangelo Serafin
#4  Scritto il 12-10-2015 23:30

Ok. Però per mettere la comprensibile traduzione o adattamento in lingua italiana, se ben vogliamo fare i pgnoli, si è letteralmente ridotto all'osso il baloon di Batman.

A discolpa dei letteristi italiani si deve considerare che non lavoravano sulle tavole (O le riproduzioni di esse destinate al lettering) nel formato originale ma sulle pellicole che arrivavano dagli States già nel formato comic book e quindi con degli spazi per scrivere più ridotti a disposizione.

La tecnologia di cui disponevano all'epoca non è certo nemmeno lontanamente paragonabile a quella odierna (Per cui basta creare un font e letterare il tutto con una tastiera); chi come me ha visto al lavoro gli ormai scomparsi fotolitisti ne comprende benissimo le difficoltà.

#5  Scritto il 13-10-2015 08:13

ma forse oggi,

"abituati" a funettini fatti da ignoranti

per -consumatori-

invece che Lettori

questo non interessa più

 

Scusami Atlante, ma tu li compri i fumettini "nuovi" ?

se si, a quali ti riferisci?

Il problema delle traduzioni, putroppo non è di facile risoluzione, basti pensare al pessimo lavoro che faceva Planeta De Agostini con le serie USA (Fables, DMZ, Trasmetropolitan ecc, ecc) sino a poco tempo fa

Forse è un problema di traduttori non bravissimi

Ma dire che il fumetto è divenuto l'esatto contrario di quello che è adesso, significa solo che tu non leggi fumetti nuovi.....fumettini fatti da IGNORANTI???....ma cosa leggi????

Elledi
#6  Scritto il 13-10-2015 11:22
Modificato da Elledi il 13-10-2015 11:32

Le osservazioni di Atlante sono interessanti, ma vanno contestualizzate.

Negli anni 60 i fumetti erano essenzialmente un prodotto di intrattenimento: l' "occhio critico" sul mezzo si è imposto all'attenzione del grande pubblico dal 1965 in avanti (Linus e le altre riviste a seguire). Al lettore medio di quegli anni bastava leggere storie avvincenti, senza troppe menate sui credits, le cronologie, le note, gli apparati critici e quant'altro correda (a volte infesta) le pubblicazioni odierne.

I fumetti che arrivavano dall'estero erano poco più che materiali grezzi con cui costruire i giornaletti. Negli anni precedenti - ricordo ad esempio le Edizioni Mondiali di Del Duca in Francia e Italia - si era fatto ben di peggio, con tagli e rifacimenti anche sostanziali di storie e copertine.

Ad esempio, nella "Collezione Uomo Mascherato" del 1947 abbiamo strips di Superman ritoccate per trasformarlo nel personaggio di Blue Beetle (Uomo Mascherato in italiano); sul settimanale Urrà, il primo episodio dei "Falchi dei Mari" di Will Eisner fu tagliato di intere sequenze, sostituite da raccordi scritti e disegnati in fase redazionale da altra mano, che ne stravolgevano totalmente la trama.

Si tratta di pratiche che oggi sarebbero inaccettabili (olre che economicamente non convenienti), ma all'epoca andavano bene a tutti: la filologia era un concetto sconosciuto, se non a pochi appassionati; ai lettori (che nulla sapevano dell'originale) andava bene così, ai redattori evidentemente anche. Non mi sento di rimproverare chi all'epoca lavorava in questo settore.

 

Ma a questo punto ci sarebbe da fare  una riflessione più generale.

La sola traduzione, o adattamento (anche tipografico) di un'opera ne produce un'altra che in ogni caso non è più quella originale, ma è un prodotto che in parte è autonomo e va giudicato per quello che è.

A questo punto, la bontà del risultato dipende dal "calibro" del traduttore. Negli esempi di cui sopra, realizzati alla bell'e meglio da qualche impiegato o disegnatore di scuderia, il risultato era largamente peggiorativo; a volte può essere poco influente e perdonabile; a volte può introdurre elementi originali: basta pensare alla parlata romanesca dei legionari di Asterix, godibile solo nella versione italiana, o allo slang simil-veneto dei paesani di Dogpatch, in sostituzione della parlata rustica pensata da Al Capp negli USA.

Altro esempio, i titoli delle storie Marvel nella traduzione Corno, che erano poco fedeli agli originali ma - a parte qualche incomprensibile cantonata ogni tanto - avevano su noi lettori un maggiore impatto rispetto alle traduzioni letterali che leggiamo sulle ristampe recenti.

A volte poi il costruire un fumetto con pezzi di un altro fumetto è un'operazione "artistica" in sè e per sè: mi vengono in mente Stefano Tamburini e il suo Snake Agent (su Frigidaire negli anni  80), o Franco Busatta e il suo Piccolo Ranger.

 

Insomma, la fedeltà all'originale è una bella e giusta cosa, ma anche la creatività dei traduttori non è necessariamente una piaga da debellare...

 

P.S.: a me gli acronimi piacciono! ("Sono Pazzi Questi Romani" - oppure le geniali onorificenze delle Giovani Marmotte...)

boldlygo
#7  Scritto il 13-10-2015 14:02

Elledi ha scritto:

 a me gli acronimi piacciono! ("Sono Pazzi Questi Romani"...

 

...Che era dell'indimenticato Marcello Marchesi. Sottoscrivo in pieno quanto dici, Elledì, e, visto che si parla di Asterix (di nuovo, chiedo perdono), aggiungo che le variazioni introdotte dai traduttori nei vari paesi sono apprezzate e plaudite da Uderzo e dagli altri autori e redattori di Asterix come arricchimento del suo spessore narrativo. In particolare le traduzioni in inglese, lingua particolarmente difficile in cui riversare lo stile di Asterix, vengono ammirate per inventiva e originalità, nonostante spesso stravolgano il testo originale.

 

Questo per dire che quando si traduce un testo narrativo non c'è una ricetta unica per rendere a pieno lo spirito originale dell'opera e/o soddisfare le aspettative dell'autore. A mio modestissimo parere, chi ha tradotto quella vignetta di Batman - e sarebbe il caso di vedere come l'argomento acronimi è stato affrontato in tutta la storia, per meglio giudicare - ha fatto un discreto lavoro, ben al di sopra di certe traduzioni superficiali del periodo, e se ha tralasciato di riportare le iniziali della scritta fine è solo perché a differenza dell'inglese, in italiano il concetto è espresso da una sola parola.

 

Oh, visto che siamo in tema e che io il francese lo conosco a malapena, sarei curioso di sapere come a sarebbe stato meglio rendere la frase incriminata tratta da Lucky Luke e perché quella traduzione è ritenuta così peregrina.

 

Grazie.

jhendrik
#8  Scritto il 13-10-2015 15:47

@Elledi: SPQR è meraviglioso, quelli delle GM non li reggo!

 

Concordo col discorso sul letterista, ma il traduttore ha, a mio parere, il merito di avere elevato l'acronimo addirittura al livello di acronimo ricorsivo: la B di B.A.T.M.A.N. sta per BATMAN. Non esattamente un giochino...

Elledi
#9  Scritto il 13-10-2015 17:45

jhendrik ha scritto:

@Elledi: SPQR &eg...

 

"Acronimo ricorsivo?"

Non dirmi che leggi Hofstadter...

...o la Settimana Enigmistica?

jhendrik
#10  Scritto il 13-10-2015 22:10

Godel, Escher ecc. è (almeno sinora) l'unico libro che ho iniziato e non ho terminato di leggere per la noia profonda che mi trasmetteva. Un mio professore lo ha definito una boiata pazzesca: io non ho la sua autorità per dirlo, ma sono d'accordo. Magari ci ritenterò.

 

La S.E. la compilo raramente, ma l'acronimo ricorsivo mi è rimasto in mente sin da quando hanno tentato di insegnarmi le basi di GNU (Gnu's Not Unix).

Elledi
#11  Scritto il 13-10-2015 22:41
Modificato da Elledi il 13-10-2015 22:42

jhendrik ha scritto:

Godel, Esch...

 

A me il librone era piaciuto assai (anche se le parti strettamente matematiche le capivo a spizzichi e bocconi); ma men che meno ho l'autorità di dire quanto valga o quanta aria fritta ci fosse. Però, trovarne da noi di trentenni capaci di scrivere e gestire una mappazza di quella complessità strutturale!

Mi ha quasi sempre annoiato, invece, la Settimana Enigmistica, mentre di quello GNU che mi citi non ho la più pallida idea di cosa sia, oltre a essere un acronimo.

Chiedo scusa e chiudo l'OT. :)

Utente non pił registrato
#12  Scritto il 17-10-2015 00:54

Elledi ha scritto:

Altro esempio, i titoli delle storie Marvel nella traduzione Corno, che erano poco fedeli agli originali ma - a parte qualche incomprensibile cantonata ogni tanto - avevano su noi lettori un maggiore impatto rispetto alle traduzioni letterali che leggiamo sulle ristampe recenti....

visto che si parla di Corno-traduzioni...

in i Nuovi Dei della Play press

il traduttore prende la parola e dice:

(pressapoco)

le storie dei nuovi dei su Kamandi erano tradotte ottimamente.

 

sarà stato perchè tradotte da un nuovo-acquisto?

 

MA...

il lavoro fatto per la play lascia a desiderare!

come mai?

il traduttore non voleva rischiare di essere un copione e allora

con un occhio alla vecchia traduzione e uno sul tastiera

ha cercato di tradurre in modo diverso?

 

o ha voluto personalizzarlo?!!!

#13  Scritto il 17-10-2015 09:38
Modificato da il 17-10-2015 12:22

Non amo particolarmente gli acronimi, molto usati sui forum tipo GN graphic nuvel o DD per Dylan Dog TL Topolino libretto ecc.

SPQR poi è stato inventato solo per il mercato Ialiano, dato che in Francese è Sont Fous Ces Romains quindi SFCR e non SPQR

Li trovo pratici se l'interlocutore sa di cosa parliamo, ma molte volte volte lasciano più della metà degli interlocutori spiazzati

@Atlante, ti consiglio Vintage Comics, li c'è gente come te che sostiene che il fumetto è morto negli anni 50...max 60

Li puoi dirne di ogni sul fumetto di oggi

 :lol:  :lol:  :lol: 

GRRRRRRR ma possibile che solo Ken riesce a postare le faccine?

Utente non pił registrato
#14  Scritto il 17-10-2015 09:54

infatti qui andrebbero usati come abbreviazione dopo averli indicati per intero

 

io almeno faccio così...

e spero di non aver mancato di farlo qualche volta

 

comunque si parlava di acronimi...

con la "coda"

o nascosti come nel caso indicato per Asterix

 

nel caso invece da me postato era un acronimo ben MARCATO in originale

sia col grassetto

che con l'incolonnamento...

 

e l'avevo postato non tanto per la sua "perdita" ma per la domanda sulla provenienza del testo da tradurre

 

quindi niente ricerca di alterazioni in casa mondadori

cosa RISAPUTA dai più

Elledi
#15  Scritto il 17-10-2015 12:10

Atlante ha scritto:

infatti qui andrebber...

 

Ciao, non saprei dirti come operativamente venivano fatte le traduzioni... penso che la cosa più pratica dovesse essere il partire dal comic completo originale, per tradurre il testo a ragion veduta, dato che per avere senso compiuto deve essere abbinato al disegno.

Però non ho idea se venissero invece utilizzate delle "veline" con i testi a parte... a dir la verità non so nemmeno come si proceda oggigiorno (sicuramente tramite supporto informatico, ma come non so). Magari qualche esperto del settore ti/ci può rispondere, se è questo che chiedevi.

Pierangelo Serafin
#16  Scritto il 17-10-2015 23:20

Io ho un paio di "World's Finest Comics", del 1982 circa, nei quali ho trovato la traduzione a biro in italiano sul baloon originale; non so se si tratti degli albi utilizzati dal traduttore oppure di un'esercitazione effettuata da qualche studente.

Il venditore si offrì di sostituirmeli ma ho preferito tenerli.

Purtroppo non li ho a portata di mano perchè li ho in un'altra casa ma tra un paio di settimane conto di postarne qualche immagine.

Pierangelo Serafin
#17  Scritto il 01-11-2015 20:19

Ok, ho trovato gli albi che cercavo ed ho realizzato che con la mia memoria avevo fatto i conti...sbagliati. I balloon non hanno accanto le traduzioni ma dei numeri. In effetti queste copie erano quelle per il traduttore e quindi, di conseguenza, me li ricordavo già tradotti :-) . Per avere la risposta adeguata ho chiesto consulto all'amico Francesco Vanagolli che è il traduttore di "Batman Classic" e di altri tomi per la RW Lion oltrechè di alcuni volumi della collana "DC Comics Story" per i tipi de "Il Sole 24 Ore". Ora le annotazioni non si fanno più sugli albi originali ma sulle scansioni ma il procedimento, in sostanza, è sempre lo stesso. Allego quindi un'immagine esplicativa e scusatemi ancora per la non correttezza dell'informazione precedente.

Pierangelo Serafin ha allegato l'immagine:
5831.jpg
Elledi
#18  Scritto il 02-11-2015 10:23

Niente scuse, bensì ringraziamenti per la testimonianza.

Quindi abbiamo conferma che le traduzioni, come logico, si facevano partendo dalla versione originale e completa del fumetto. 

Utente non pił registrato
#19  Scritto il 02-11-2015 20:24

Pierangelo Serafin ha scritto:

Ora le annotazioni non si fanno più sugli albi originali ma sulle scansioni ma il procedimento, in sostanza, è sempre lo stesso. ...

grazie della notizia.

 

ma se usano questo sistema

allora perchè spesso si trovano balloon invertiti o in bianco?

allora è tutta colpa del letterista?

 

lasciamo perdere tutti gli altri errori che ancora oggi si trovano PURE negli albi LION !!!

 

ci vorrebbe un correttore di bozze ma sembra che questa figura sia "obsoleta"...

Pierangelo Serafin
#20  Scritto il 03-11-2015 23:22

Può sembrare paradossale ma la tecnologia moderna che ha permesso di accorciare i tempi e saltare tanti processi legati alla pre-stampa (Di fatto le categorie dei fotolitisti, cromisti, montaggisti e litotrasportatori non esistono più) non ha facilitato il risultato finale.

Oggi si lavora esclusivamente con i file ma, di tanto in tanto, questi file fanno le bizze.

Un pò come quando scriviamo qualcosa in un forum o su Facebook ed al momento dell'invio ci accorgiamo che le spaziature non sono quelle che avevamo previsto sebbene tutto risulti in ordine nel modo in cui abbiamo compilato il nostro post.

A volte si fanno modifiche e ritocchi che appaiono a computer e poi non risultano attive o applicate in stampa.

Io non lavoro nell'editoria ma, nel nostro piccolo, a volte capita anche a noi.

Con le pellicole non si poteva sbagliare perchè si facevano le cianografiche (Le sorelle più grandi delle fotocopie (Sviluppate in un tubo apposito con l'ammoniaca) e prima di andare in stampa si aveva sottomano un menabò pari pari a quello che sarebbe venuto fuori dalla macchina da stampa.

Allora si esisteva ed era funzionale la figura del correttore di bozze; la persona in questione controllava che tutto fosse a posto prima di andare in stampa.

Si fa anche ora ma bisognerebbe, in caso di correzioni, controllarle appena uscito il primo foglio buono.

Può darsi che non si abbia il tempo per farlo perchè ogni attimo perso con i fermo-macchina è denaro che và in fumo; questa è una questione che sarebbe da girare alle aziende che si occupano della stampa (Magari facendolo notare all'editore).

C'è anche da dire che, negli ujltimi anni, il mondo della stampa è popolato da persone incompetenti che non hanno alcuna passione per il mestiere in sè ma ne hanno molta per il guadagno facile e immediato.

Il risultato è quello di un settore in crisi perchè vi entra ed esce, molto rapidamente, della gente che avrebbe fatto meglio ad occuparsi di altro.